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Le feste
L'abitudine a vivere in piccole comunità è attestata dall'antica presenza dei "colmelli", piccoli borghi sviluppati lungo le linee di livello che condividevano la corte, la fontana, il forno e il pozzo e che spesso avevano un proprio oratorio; tali presenze sono tuttora vive e si collegano alle periodiche "sagre" paesane di cui generalmente ciascun colmello si fa promotore.
Si tratta di feste che hanno origine dai ritmi dei lavori agricoli, il cui calendario era scandito dai santi e dalle devozioni alle madonne, e che si componevano di un momento sacro e di uno profano, fatto di giochi e piatti tipici.
Attualmente la soppressione di molte festività infrasettimanali, i ritmi di lavoro rigidamente programmati, la diminuita - o mutata - tensione religiosa, l'irruzione di stimoli ricreativi standardizzati hanno contratto le sagre tradizionali. Fra le tradizioni popolari ancora dure a morire resta, nella notte vigilia delle Palme, l'ammucchiamento in piazza in seguito a rapine, più o meno contrastate, di tutti gli oggetti che in qualche modo rappresentano la chiusura (es. cancelli, cartelli, insegne ma anche attrezzi da lavoro ecc.): dunque una ricorrenza tipicamente primaverile di ascendenza precristiana.
Così pure il rogo della "vecia"di metà quaresima, un altro rito propiziatorio di primavera, solitamente preceduto dala lettura di un testamento, che costituisce un satirico processo alle persone locali in vista per i più disparati motivi.

I filò
sono invece un ricordo lontano i "filò", tradizionali dopo cena trascorsi d'inverno nelle calse stalle e d'estate sotto il portico e nell'aia. erano questi i più significativi momenti d'incontro, dove gli uomini riparavano o costruivano attrezzi, le donne filavano e cucinavano, i giovani si corteggiavano, gli anziani raccontavano storie, si giocava a carte e si sgranava il rosario. Qui la saggezza popolare e la cultura contadina venivano tramandate attraverso una mitologia locale di esseri straordianari a cui si accompagnavano i riti della religiosità popolare per evocare la buona sorte: la Smàra, perfido personaggio femminile che provocava gli incubi notturni; l'Orc, spaventoso abitante dei luoghi oscuri ed isolati (da qui il toponimo Vallorgana, al confine tra Possagno e Cstalcucco); il Mazaròl, dispettoso folletto. Spesso, tra fine Ottocento e inizio Novecento, erano frequenti anche le infiltrazioni della letteratura ufficiale, favorite dalla creazione di biblioteche parrochiali e dalla formazione di compagnie filodrammatiche. Molto diffusa era anche la cultura musicale, favorita prima dalle "scolae cantorum" e poi dalle bande comunali.

I prodotti tipici
Il mondo alimentare ha sempre gravitato intorno alla produzione locale: prodotti lattiero-caseari (burro, formaggi), ortaggi (cavoli, fagioli, rinomati i cavoli capuccini di malga e i piselli di Borso), colture della vite e dei fruttiferi (tra cui anche mandorli ed ulivi), erbe e frutti del bosco (noci, funghi e castagne; quest'ultime hanno inciso profondamente sulla cultura e l'economia della zona; si nota infatti un recupero di interesse nel settore e l'organizzazione di varie rassegne autunnali; la varietà tipica è il Marrone del Monfenera), selvaggina e prodotti degli allevamenti (ovini e Caprini in montagna, bovini, suini e pollame in collina). L'alimentazione veniva integrata con qualche prodotto scambiato con la pianura come polenta, arringhe e baccalà.

La tradizione culinaria è quindi quella tipica di una cucina povera, basata esclusivamente sui prodotti locali. Ricordiamo ad esempio il coniglio " in tecia", pasta e fagioli, fritta alle erbe, "s-ciosi"alla paesana , "sopressa" e polenta, polenta e costicine, "risi e bisi", polenta e formaggio fritto, "poenta e osei", polenta e funghi, radicchio con il lardo, polenta e baccalà, uova e asparagi, trippe in brodo. Anche il settore enologico va ricordato per la produzione di genuini vini rossi come il merlot e il cabernet. Più recente è l'introduzione dell'apicoltura, che ha assunto dimensioni sempre maggiori e si distingue per la qualità e la selezione del prodotto.

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