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NOZIONI DI TOPOGRAFIA
Rappresentazione dell'altimetria

Per rendere percepibili le caratteristiche del terreno variamente accidentato, cioè rendere la posizione dei vari punti del terreno rispetto alla sua riproduzione fatta su di un piano orizzontale, qual'è la carta topografica, si ricorre a determinati sistemi convenzionali, di cui noi esamineremo i più usati, e precisamente: quote e curve di livello, come fondamentali; tratteggio, lumeggiamento e colorazione, come complementari. Per quota di un determinato punto del terreno si intende la sua altezza, o altitudine, riferita ad un piano orizzontale di paragone, corrispondente al livello del mare. Il sistema delle quote non si può applicare in generale, ma solo in riferimento a punti topografici caratteristici e ben definiti: culmini, colli, abitati, ecc.; da solo, quindi, il sistema delle quote non può risolvere
il problema della rappresentazione altimetrica.

Le curve di livello (o isoipse). Sono linee immaginarie che uniscono tutti i punti del terreno situati a quota (o livello, o altitudine) uguale: risultano dalla intersezione della superficie del terreno con piani orizzontali di determinata quota. La distanza verticale, cioè il dislivello tra ognuno di questi piani e il successivo, (per una data carta) è costante 
e chiamasi equidistanza. Si immagini una elevazione di perfetta forma conica, divisa in tante sezioni da piani orizzontali equidistanti: l'intersezione di questi piani con il cono dà luogo a cerchi concentri ci sempre più piccoli (fig. 10), aventi per centro la proiezione del vertice del cono. La figura che rappresenta due coni di uguale base ma di altezza diversa, mostra come le proiezioni delle sezioni siano più numerose e quindi più ravvicinate per
il cono più alto e più ripido: cioè si vede che su una data carta, o comunque a parità di equidistanza e di scala, le curve più ravvicinate rappresentano una maggiore pendenza, mentre curve più rade una pendenza minore (fig. 11).
Da ciò risulta che, oltre una certa inclinazione, le curve risulterebbero troppo ravvicinate o addirittura sovrapposte, tanto da non potersi più distinguere; si ricorre allora ad altri artifici ed in particolare al tratteggio ed alle quote.
Le curve di livello sono di 3 specie:

  • direttrici: segnate a tratto continuo e pesante, interrotte per portare l'indicazione della quota relativa (che è un multiplo dell'equidistanza); generalmente hanno equidistanza di 100 m.;

  • intermedie: segnate a tratto continuo e meno inciso; sono comprese fra due curve direttrici e non portano l'indicazione di quota; generalmente equidistano 25 m.; 

  • ausiliarie: hanno una equidistanza sottomultipla delle intermedie e vengono segnate con linea e trattini entro due curve intermedie successive; generalmente equidistanti 5 m..


Alle curve ausiliarie si ricorre solo allorchè non è possibile rendere con ; sufficiente chiarezza la rappresentazione di una particolare forma dei terreno , mediante le sole curve intermedie.
A completamento delle curve di livello e soprattutto quando, come già letto, per la eccessiva pendenza del terreno queste risulterebbero troppo vicine, si ricorre ad altri metodi che servono a rendere la configurazione del terreno: il tratteggio, più o meno fitto secondo la maggiore o minore pendenza e con l'andamento dei trattini secondo la direzione del pendio; il lumeggiamento, che si usa per porre in evidenza ottica i rilievi del terreno: si suppone di illuminare il terreno da riprodurre con raggi luminosi provenienti da Nord Ovest ed aventi una inclinazione di 45'; ciò determina zone di luce e di ombra a contrasto, che oltre ad un effetto artistico facilita la interpretazione a prima vista (usato sui quadranti 1:50.000 dell'I.G.M.); le tinte ipsometriche: i rilievi vengono colorati con tinte ad intensità crescente con l'altezza; il metodo integra quello delle curve di livello con buon effetto complessivo (impiegato per lo più sulle carte a grande scala).

Interpretazione delle curve di livello. li terreno compreso fra due curve di livello deve intendersi di pendenza uniforme, a meno che non sia indicato diversamente (per es. con le curve ausiliarie). La pendenza dei terreno compreso fra due curve di livello successive si determina come detto in precedenza per due punti qualsiasi. Nel caso particolare il dislivello è rappresentato dalla equidistanza delle curve: a parità di equidistanza la pendenza è inversamente proporzionale alla distanza naturale fra le curve stesse, nel tratto considerato.
La quota di un punto compreso fra due curve di livello si ricava facilmente, conoscendo la quota delle due curve; se il punto è pressochè equidistante da ambedue, la sua quota sarà la media fra quella delle curve; se più vicino all'una o all'altra si può fare una semplice proporzione (per es. se fosse distante 1/3 da quella inferiore e 2/3 da quella superiore, la sua quota sarà eguale a quella della curva inferiore aumentata di 1/3 dall'equidistanza e così via). Una semplice occhiata alle curve di livello di una carta, anche senza conoscere la scala e l'equidistanza, ci fornisce immediatamente una idea sulla configurazione del terreno poiché, come abbiamo detto, le curve infittiscono quando la pendenza è rilevante, e viceversa (un terreno perfettamente piano non ha curve di livello).
Un esame appena più approfondito fornisce ulteriori particolari immediati: curve di livello che presentano le concavità a monte indicano costoni o speroni, cioè displuvi (linee di demarcazione delle acque); curve di livello con la concavità a valle indicano impluvi, cioè linee di raccolta delle acque, vallette, canaloni, ecc...

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