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LA STORIA LOCALE

Preistoria
Interessanti resti paleontologici testimoniano la presenza di una fauna tipica di zone climatiche molto diverse da oggi (fossili di mammuth a Possagno e Castelcucco) e anche la presenza umana è qui testimoniata da tracce di insediamenti preistorici (Possagno e Castelcucco) e preromani - Reti e forse Paleoveneti - (Castelciés di Cavaso).

 


Le "mesére" - muri di sasso fiancheggiano le strade più antiche. (Possagno)

Epoca Longobarda
La presenza più significativa per le tracce lasciate nella pedemontana è indubbiamente quella longobarda. Fu a partire dal VI sec. D.C. che i Longobardi ripopolarono queste terre insediandosi stabilmente. Nella loro avanzata dal friuli a Milano non avevano infatti occuapto Oderzo e Padova, che rimanevano pericolose punte di avanzata dei Bizantini; si ritiene dunque che essi avessero apprestato una serie di insediamenti e di posti di vedetta- forse ripristinando precedenti postazioni difensive romane - sulla linea dei colli dal Piave al Brenta, in posizioni tali da poter controllare la pianura e da comunicare con segnali di fumo.
I colli della pedemontana rientrarono quindi in questo sistema difensivo. Numerose sono le testimonianze longobarde legate ai toponimi (Braida ai piedi di asolo, termine che indicava l'area suburbana; Fara tra Fonte e Paderno cioè antico accampamento di soldati; Romano, che deriva da "arimannia", insediamento di guerrieri; anche Gheda - Possagno- e Guizza - Pederoba - sono toponimi longobardi), ai nomi propri (Leonildo, Matilde, Adalgiso, Romilda) e alla dedicazione delle chiese più antiche (S.Bartolomeo, S.Giorgio, S.Martino ecc.), i cui impianti originali si fanno risalire ai secoli VII-VIII, poiché si ritiene che la zona fosse stata evangelizzata fin dall'epoca romana ad opera dell'antica diocesi di Padova, da cui Asolo dipese.
A proposito della influenza dei vescovi in epoca antica nel nostro territorio si può sinteticamente annotare che la prima a diffondere qui il cristianesimo fu la diocesi di Padova, che decadde però nel periodo longobardo, con sede vescovile vacante fino all'arrivo dei Franchi nel VIII secolo.
Asolo fu sede di vescovado tra il 589 e l'827 sostenuto dai longobardi; fu Ottone I di Sassonia nel 969 ad unire la diocesi, il castello e le proprietà alla sede di Treviso.
Treviso fu sede episcopale non prima del IV secolo e si estese nei secoli VII-IX anche verso il nostro territorio a discapito di antiche o piccole diocesi o di monasteri benedettini.

Dominazione Veneziana
Le faide tra feudatari ebbero fine con l'avvento del dominio veneziano e, tra il 1338 e il 1797, la zona visse il più lungo periodo di prosperità e di pace dimostrato dal costante aumento della popolazione (nonostante le periodiche pestilenze). La serenissima Repubblica di Venezia intraprese una decisa politicadi investimento sulla terraferma, incentivando il progresso agricolo su basi più moderne e operando una saggia amministrazione del patrimonio demaniale.
Vennero così costruite le tipiche ville venete (residenze estive nelle tenute di campagna dei veneziani), numerose anche nella zona pedemontana, e nacque la cosiddetta "cultura della villa" che nel '700 ebbe la sua massima espressione e di cui Goldoni tracciò un indimenticabile ritratto nelle sue commedie. Ricevette notevole impulso anche l'artigianato tessile in tutta la pedemontana, che nel Settecento entrò in concorrenza con l'Inghilterra, Francia e Olanda. Il ciclo produttivo (attività di lavaggio, battitura, tintura e filatura della lana) veniva distribuito all'interno dei nuclei familiari e divennero note nell'Ottocento le filande di Cavaso e di Crespano, attive fino all'inizio del nostro secolo.
L'attività ebbe uno sviluppo così significativo che i veneziani, intorno alla metà del secolo, riformarono il sistema fiscale locale, in modo da non definirlo più soltanto su base campestre, ma tenendo conto delle nuove attività artigianali. Vennero quindi registrate le categorie degli opifici a motore idraulico (telai da lana e da tela, tintori, mole, filatoi, ruote da molino e da grano) e il patrimonio zootecnico. Anche lo sfruttamento delle cave e la produzione di laterizi (soprattutto a Possagno) risalgono a questo periodo.
In seguito al rovinoso terremoto del 25 febbraio 1695 (S.Costanza), che ebbe come epicentro la zona compresa tra Castelcucco, Possagno e Cavaso, Venezia contribuì alla ricostruzione delle chiese parrochiali (di inconfondibile stile paladiano) e da allora vennero costruiti in tutti i paesi pedemontani piccoli sacelli dedicati a S. Costanza per proteggere la popolazione dal terremoto. Venezia incentivò inoltre l'arte e la cultura, ricordiamo al riguardo la corte rinascimentale della regina Cornaro ad Asolo e numerosi artisti locali, tra cui gli scultori Torretti e il famoso artista neoclassico Antonio Canova.

Epoca Romana
Durante l'epoca romaa la zona gravtò intorno al "municipium" di "Acelum" (Asolo), costituito nel I sec.A.C., ma non vi furono insediamenti stabili veri e propri in questi luoghi, frequentati essenzialmente in relazione alla pratica della transumanza dalla pianura alla montagna e viveversa, poiché le caratteristiche naturali del territorio (boschi estesi anche nella pianura, zone paludose, terreno argilloso) non permettevano una facile messa a coltura del terreno.

Epoca Medievale
Dpo il Mille la zona venne dominata da numerose famiglie feudali in parte legate al vicino comune libero di Treviso (ricordiamo i Da Rovèr, i Da Cavaso, i Da Onigo, i Da Castelli, i Da Castelcucco e i più illustri Da Romano), che hanno lasciato numerosi resti di fortifivazioni nei punti strategici sulla sommità delle colline (dei quali resta integra solo la rocca di Asolo). Durante il Medioevo si assiste infatti in tutta la zona al fenomeno dell'incastellimento, come nel resto dell'Italia centro-settentrionale. Frequenti furono i conflitti tra signori locali per il dominio delle terre, in particolare ricordiamo le numerose devastazioni legate al progetto egemonico del temibile Ezzelino III Da Romano, che voleva unificare in un unico regno tutta l'Italia del nord, ma fu sconfitto nel 1529 a Cassano d'Adda e l'intera sua casata venne sterminata dai guelfi nel castello di S. Zenone al confine con Borso del Grappa. In quest'epoca Treviso, per meglio controllare la frammentazione delle autonomie locali, stabilì che vari centri abitati della campagna con il territorio circostante costituissero una "regula", ovvero una circoscrizione territoriale ed amministrativa che aveva un suo referente presso il Comune (mèriga ). Assegnò quindi a ciascuno dei quartieri cittadini una corrispondente parte del territorio, individuata in un raggruppamento di "regulae" sotto una regula capopieve rappresentata da mèriga capopieve.
L'elenco delle regulae trevisane e delle maggiori unità in cui erano state inserite risale al 1314 e qui compaiono anche quelle della pedemontana.Quanto alle attività economiche, si ritiene che la pastorizia e lo sfruttamento della montagna fossero le princiapali. Si suppone comunque che risalga al Medioevo l'azione di disboscamento, bonifica e messa a coltura di nuove terre anche in pedemonte, azione avviata in Europa fin dall'XI secolo per iniziativa soprattutto dei monasteri, ma che nella zona fu avviata dal comune stesso di Treviso.

 

L'Ottocento
Le condizioni di vita peggiorarono dopo la caduta della serenissima e l'intera zona visse una grave crisi economica e un periodo di distruzioni e saccheggi.
Dal 1797 al 1866 venne costituita la Giunta provvisoria della provincia di Treviso e, tranne i brevi tentativi di autonomia tra il '48 e il '49, si alternarono quattro volte i francesi e sei gli austriaci, che addiritura ostacolarono a produzione tessile temendone la concorrenza. Ad aggravare la situazione,nel 1836 si verificò un nuovo terremotoe nello stesso
anno si diffuse una grave epidemia di colera che si ripeté nel 1855.
Dopo l'annessione al regno d'Italia seguì mezzo secolo di non facili tentativi di ripresa; assumevano infatti dimensioni sempre più gravi la disoccupazione, il preoccupante incremento demografico, l'accattonaggio e il banditismo. Aciò si aggiunsero nuove calamità naturali: il freddo glaciale del '79, la sicità devastante all''81, la alluvione dell''82 e il colera dell''83, acui fece seguito una crisi agraria senza precedenti.

 


Emergenze archittetoniche: Villa Bellati a Covolo

Il Novecento
I due conflitti mondiali portarono nuovamente miseria e devastazione, soprattutto a ridosso della prima linea sul Grappa e sul Piave, decisiva per l'esito della prima guerra mondiale (lo ricordano il Sacrario di Cima Grappa e i numerosi monumenti ai Caduti in ogni comune).
Nei due dopo guerra la crisi economica costrinse gran parte della popolazione all'emarginazione, ma a partire dagli anni Settanta la zona iniziò lentamente a ripopolarsi e sia l'economia che la dimensione culturale dei singoli paesi migliorò. In particolare l'antica tradizione artigianale e manifatturiera ha conosciuto una significativa evoluzione e preso il sopravento sull'attività contadina, dando vita ad una piccola e media industria impostasi sul mercato nazionale ed estero per l'alta qualità dei prodotti. Attualmente la qualità della vita ha ragiunto livelli decisamente buoni e negli ultimi anni si assiste ad una importante azione di recupero delle tradizioni locali tipiche dell'ambiente rurale montano.

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