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Le vie attrezzate consentono di vincere anche le pareti più ripide. Mediante funi, chiodi, ganci e gradini, le rocce vengono attrezzate in modo da potere essere superate senza «arrampicare». Le prestazioni che le varie vie ferrate richiedono all'alpinista sono molto diverse una dall'altra. Non si tratta tanto di capacità alpinistica quanto di senso di sicurezza in terreno molto esposto, abilità ginnastica e, nel caso di percorsi molto ripidi, di una certa forza nelle braccia. Sulle vie attrezzate con fune metallica meglio comunque non issarsi a forza di braccia, ma fare in modo che il peso rimanga sui piedi. Così si ottiene minore dispendio di energia.
Queste vie artificiali non possono naturalmente durare in eterno: ad un certo momento si deteriorano, qualche volta vengono distrutte dalla caduta di sassi. Quindi non conviene fidarsi ciecamente delle funi e dei chiodi, anche perché chi li utilizza non sempre è in grado di stabilire in che condizioni si trovano.
Gli impianti curati subiscono continui controlli e riparazioni, altre vie invece vengono trascurate: occorre perciò usare sempre la massima prudenza. Le funi sono formate generalmente da cavi metallici intrecciati. Alcuni cavi possono tagliarsi e protendere l'estremità acuminata all'esterno della fune. Facendo scorrere la mano lungo di essa, è facile pungersi o ferirsi.
Ogni alpinista è bene che si documenti, consulti le pubblicazioni esistenti o si avvalga dell'esperienza di esperti dei luoghi prima di avventurarsi per vie attrezzate senza precise indicazioni sul grado di difficoltà che presentano.
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